Android Authority ha messo alla prova il nuovo chipset Tensor G6, cuore pulsante della serie Pixel 11 di Google, con una serie di benchmark su dispositivo reale. Il verdetto è a due facce: CPU e GPU crescono in modo netto rispetto al Tensor G5 della generazione precedente, ma il distacco dai chip di punta di Snapdragon, Apple e Samsung resta ancora piuttosto marcato.
Per effettuare il test, Android Authority ha dovuto aggirare le restrizioni imposte da Google sull’esecuzione di app di benchmark tramite il Play Store, riuscendo comunque a completare le prove standard sul reale rendimento della serie Pixel 11.
CPU rinnovata, prestazioni in crescita di circa il 20%
Il Tensor G6 introduce un’architettura CPU profondamente rinnovata, con una configurazione composta da un core Arm C1-Ultra a 4,11GHz, quattro core Arm C1-Pro a 3,38GHz e due core Arm C1-Pro a 2,65GHz. Rispetto al Tensor G5, il numero di core scende di un’unità, ma l’architettura compie un salto di ben due generazioni.
Nei test Geekbench 6 condotti da Android Authority, le prestazioni single-core migliorano di circa il 18% rispetto al Tensor G5, mentre quelle multi-core segnano un +21%. Numeri che, nell’uso quotidiano, garantiscono una fluidità più che sufficiente anche nei carichi di lavoro più impegnativi.
Il confronto con la concorrenza resta impietoso
Il quadro cambia quando si guarda ai chip concorrenti di fascia flagship. Secondo i test di Android Authority, i modelli equipaggiati con Snapdragon superano il Pixel 11 del 37% in single-core e addirittura del 52% in multi-core. Anche l’Exynos 2600 di Samsung si dimostra superiore, con un vantaggio di circa il 50% nei test multi-core.
- Single-core: +18% rispetto al Tensor G5, ma -37% rispetto ai rivali Snapdragon
- Multi-core: +21% rispetto al Tensor G5, ma -52% rispetto ai rivali Snapdragon
- Exynos 2600: circa +50% in multi-core rispetto al Tensor G6
Un miglioramento costante, ma non ancora sufficiente
Il Tensor G6 conferma quindi un percorso di crescita costante generazione dopo generazione, ma i numeri mostrano chiaramente come Google fatichi ancora a colmare il divario con i chip di fascia più alta del settore Android. Resta da vedere se l’ottimizzazione software e le funzioni AI esclusive dei Pixel riusciranno a bilanciare, nell’esperienza reale, un gap prestazionale ancora così evidente sulla carta.
