I ricercatori di sicurezza di Google hanno confermato per la prima volta che un hacker ha utilizzato l’intelligenza artificiale per generare un attacco zero-day reale. Un evento che segna un punto di svolta nella storia della cybersecurity e che porta nel mondo concreto una minaccia fino ad ora teorica.
Cos’è successo: il primo attacco zero-day generato dall’AI
Il team di analisi delle minacce di Google, noto come GTIG (Google Threat Intelligence Group), ha analizzato uno script Python utilizzato in un attacco informatico contro un tool di amministrazione web. L’attacco sfruttava una vulnerabilità zero-day nel sistema di autenticazione a due fattori (2FA) — una falla cioè sconosciuta agli sviluppatori al momento dell’attacco.
Analizzando il codice, i ricercatori hanno identificato caratteristiche inequivocabili della generazione da parte di un modello linguistico di grandi dimensioni (LLM): struttura del codice eccessivamente ordinata, messaggi di help troppo dettagliati e persino alcune “allucinazioni” tipiche dei sistemi AI, ovvero contenuti inventati o errati inseriti come se fossero reali.
Perché questa scoperta è importante
Fino ad oggi, il timore che l’AI potesse essere sfruttata per automatizzare la ricerca di vulnerabilità e la generazione di codice malevolo era rimasto nel campo delle ipotesi. Questo caso dimostra invece che siamo già entrati nella fase operativa: attori malevoli stanno effettivamente usando strumenti AI per abbreviare i tempi di sviluppo degli attacchi e abbassare la barriera tecnica necessaria per colpire sistemi complessi.
Non significa che chiunque possa ora diventare un hacker esperto grazie a ChatGPT o sistemi simili, ma rappresenta un segnale d’allarme concreto: le difese tradizionali potrebbero non essere sufficienti contro avversari che sfruttano l’AI per innovare le proprie tecniche di attacco.
Cosa cambia per la sicurezza mobile e Android
L’ecosistema Android, con i suoi miliardi di dispositivi distribuiti globalmente, è un bersaglio privilegiato. Google lavora costantemente per patchare vulnerabilità tramite gli aggiornamenti di sicurezza mensili, ma la scoperta di attacchi zero-day generati dall’AI potrebbe rendere il ritmo degli aggiornamenti meno efficace se i criminali riescono a trovare e sfruttare falle più velocemente di quanto i team di sicurezza riescano a correggerle.
L’invito per gli utenti Android rimane quello di mantenere sempre aggiornati i propri dispositivi, evitare di installare app da fonti non verificate e prestare attenzione ai permessi richiesti dalle applicazioni.

@blog ahhh schön. Ich habe schon die hackermystischen Shitbilder vermisst, wo der (natürlich Mann) in einem Serverraum vor seinen fünf Curved-4 k Monitoren sitzt und einen Hoodie trägt. Mit Handschuhen selbstverständlich auf seiner Gamingtastatur rumhackt.
Das das den Leuten nicht peinlich ist, so einen Shit zu verbreiten. pfüfüfüfüfüfü!
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