Xiaomi ha deciso di puntare in grande sulla propria indipendenza tecnologica. L’azienda ha annunciato un piano di investimento da 200 miliardi di yuan — circa 4,7 trilioni di yen o quasi 25 miliardi di euro — da destinare alla ricerca e sviluppo nell’arco dei prossimi cinque anni. Al centro di questa strategia c’è la serie di SoC proprietari XRING, con la quale Xiaomi vuole ridurre la dipendenza da Qualcomm e MediaTek.
XRING 01: il primo passo concreto
Il punto di partenza è l’XRING 01, il primo chip proprietario di Xiaomi destinato agli smartphone. Con circa un milione di unità prodotte, il volume è ancora marginale rispetto alla produzione totale dell’azienda, ma il messaggio strategico è chiaro: Xiaomi vuole percorrere la stessa strada di Apple con il suo M-series e di Google con i Tensor. Nei cinque anni precedenti a questo annuncio, Xiaomi ha già investito oltre 105,5 miliardi di yuan in R&D, coprendo ambiti che spaziano dagli smartphone alle auto elettriche, dai chip alle fondamenta dell’intelligenza artificiale.
XRING 03 in arrivo entro fine 2026
Il prossimo traguardo sulla roadmap è l’XRING 03, atteso nella seconda metà del 2026 secondo le dichiarazioni del presidente di Xiaomi Group, Lu Weibing. Il chip dovrebbe essere prodotto con processo a 3nm (tecnologia TSMC N3P), una scelta più conservativa rispetto agli ultimi chip di Qualcomm e Apple che già utilizzano il 2nm. Si tratterebbe di un compromesso deliberato tra prestazioni e costi di produzione, per garantire una supply chain più stabile. L’obiettivo di lungo periodo è avere chip proprietari competitivi su tutta la gamma di prodotti Xiaomi.
Una sfida titanica, ma necessaria
Sviluppare un SoC proprietario competitivo richiede anni di investimenti e una capacità ingegneristica enorme — come dimostrato dalle difficoltà incontrate in passato da aziende come Huawei (con i suoi Kirin) e MediaTek (nei suoi anni di crescita). Xiaomi parte tuttavia con vantaggio rispetto a molti competitor grazie al proprio ecosistema integrato di hardware, software e servizi AI. La mossa non è solo industriale, ma anche geopolitica: ridurre la dipendenza dai fornitori di chip stranieri è diventata una priorità strategica per molte aziende tech cinesi negli ultimi anni.
