Anche uno smartphone di quattro anni fa può ritagliarsi un ruolo nell’era dell’intelligenza artificiale, a patto di reinventarne l’uso. Un utente ha trasformato un Google Pixel 7 in un piccolo computer portatile capace di eseguire un modello di IA da 3 miliardi di parametri interamente in locale, senza bisogno di connessione a internet né di appoggiarsi a servizi cloud.
Un cyberdeck fai da te costruito attorno al Pixel 7
Il progetto, ribattezzato “cyberdeck” dal suo creatore, consiste in una scocca personalizzata stampata in 3D che racchiude il Pixel 7 trasformandolo in un dispositivo dall’aspetto di un piccolo computer portatile. Per progettare la struttura è stato utilizzato Claude Code, lo strumento a riga di comando basato su intelligenza artificiale, mentre nella parte inferiore del case trova posto una batteria esterna che estende l’autonomia rispetto al solo smartphone.
Sullo schermo del dispositivo viene mostrato un terminale in stile Linux, dal quale è possibile richiamare direttamente gli strumenti da riga di comando di Claude Code, rendendo l’esperienza d’uso molto simile a quella di un vero e proprio computer portatile compatto.
Qwen2.5 da 3 miliardi di parametri, tutto sul dispositivo
Il modello scelto per l’esperimento è Qwen2.5-abliterate:3b, una versione da 3 miliardi di parametri privata dei filtri di sicurezza originali. Il punto centrale del progetto è che l’intero processo di inferenza avviene sul dispositivo: nessun dato viene inviato a server esterni e il modello può essere utilizzato anche in totale assenza di connettività, una caratteristica che lo rende interessante per chi vuole sperimentare con l’IA locale mantenendo il pieno controllo sulla privacy dei propri dati.
I limiti dell’hardware: circa 5 token al secondo
Va detto che le prestazioni non sono all’altezza di un modello recente: il Tensor G2 e gli 8 GB di RAM del Pixel 7 permettono di generare testo a una velocità di circa 5 token al secondo, un ritmo tutt’altro che elevato che si traduce in tempi di attesa piuttosto lunghi quando si richiedono risposte più articolate. Un limite prevedibile, considerando che si tratta di un chip pensato principalmente per la fotografia computazionale e non per carichi di lavoro di questo tipo.
- Dispositivo: Google Pixel 7 con chip Tensor G2 e 8 GB di RAM
- Modello IA: Qwen2.5-abliterate:3b, 3 miliardi di parametri
- Velocità di generazione: circa 5 token al secondo
- Elaborazione interamente offline, senza invio di dati al cloud
- Case stampato in 3D progettato con l’aiuto di Claude Code
Una seconda vita per gli smartphone Android più datati
Al di là della velocità limitata, l’esperimento dimostra che uno smartphone Android di alcuni anni fa può ancora avere un impiego pratico: quello di terminale dedicato per l’IA locale. Poter eseguire un modello linguistico senza connessione e senza condividere dati con servizi esterni è un vantaggio non da poco per chi ha a cuore la privacy, e apre la strada a un possibile riutilizzo dei tanti Pixel e telefoni Android che finiscono dimenticati in un cassetto. Con modelli sempre più leggeri e ottimizzati, iniziative come questa potrebbero diventare sempre più comuni tra gli appassionati.
