Una piccola gaffe — o forse no — ha animato i corridoi virtuali di Google I/O 2026: durante la dimostrazione di Gemini Spark, uno dei nuovi modelli AI di Google, un dirigente dell’azienda è apparso sul palco con un iPhone 17 Pro in mano anziché con un Pixel. La cosa non è passata inosservata, e sui social sono partite le inevitabili ironie.
Perché non un Pixel?
La risposta ufficiale da parte di Google è stata pragmatica: Gemini Spark è disponibile su entrambe le piattaforme — Android e iOS — e mostrarlo su iPhone sottolineava proprio la natura cross-platform del servizio. Google vuole che Gemini raggiunga il maggior numero possibile di utenti, indipendentemente dal sistema operativo che usano. In questo senso, la scelta dell’iPhone non è necessariamente una figuraccia ma una dichiarazione di strategia.
Gemini sempre più universale
L’episodio riflette la filosofia attuale di Google: Gemini non è solo per Android. L’assistente AI è disponibile su iOS tramite app dedicata e si integra anche con altri servizi Google su iPhone, iPad e Mac. Questo approccio aperto è coerente con la strategia “AI first” di Google, che mira a posizionare Gemini come il principale assistente intelligente per tutti gli utenti connessi ai servizi Google, a prescindere dal dispositivo.
Una battuta d’arresto per l’immagine Pixel?
Che si voglia difendere Google o criticarla, rimane un dato di fatto: in uno degli eventi più importanti dell’anno per l’ecosistema Android, il flagship di casa — il Pixel — non era sul palco a fare bella mostra di sé. Per i fan di Pixel e Android, è un momento che lascia qualche amaro in bocca, anche se tecnicamente comprensibile.
