Qualcomm ha svelato la denominazione ufficiale della sua prossima generazione di SoC di punta per Android: Snapdragon 8 Elite Gen 6 e Snapdragon 8 Elite Extreme Gen 6. Entrambi i chip dovrebbero essere realizzati con processo produttivo a 2nm, e la presentazione ufficiale è attesa a settembre in occasione dello Snapdragon Summit.
Due chip, due sigle: SM8950 e SM8975
Secondo quanto emerso, lo Snapdragon 8 Elite Gen 6 corrisponde alla sigla interna SM8950, mentre la variante superiore Snapdragon 8 Elite Extreme Gen 6 è identificata come SM8975. Il primo si posizionerà come il nuovo standard di fascia alta, mentre l’Extreme rappresenterà un gradino ulteriore, riservato ai modelli più premium.
Il primo Snapdragon 8 a 2nm
L’aspetto più rilevante è che si tratterebbe della prima generazione della serie Snapdragon 8 realizzata con un processo produttivo a 2 nanometri, un salto che dovrebbe tradursi in prestazioni superiori e consumi più contenuti rispetto alla generazione precedente. Al momento, però, non sono ancora noti i dettagli su configurazione di CPU e GPU, frequenze di clock e prestazioni IA, così come resta da capire quanto marcato sarà il divario tra la versione standard e quella Extreme.
Debutto allo Snapdragon Summit del 22-24 settembre
Qualcomm terrà il suo Snapdragon Summit dal 22 al 24 settembre alle Hawaii, e sarà molto probabilmente in quella sede che verranno annunciati ufficialmente i due nuovi chip. Una volta presentati, i due SoC dovrebbero iniziare a comparire a bordo dei flagship Android del 2027, con Xiaomi tra i produttori più rapidi a integrare le nuove piattaforme Qualcomm nei propri top di gamma: non a caso, l’attenzione è già puntata su quale dei due chip equipaggerà la futura serie Xiaomi 18 Pro.
Cosa aspettarsi dalla variante Extreme
Il nome "Elite Extreme" lascia intuire un ulteriore step di potenza rispetto allo Snapdragon 8 Elite Gen 6 standard, probabilmente con CPU, GPU e motore IA ancora più spinti. Indiscrezioni precedenti avevano già parlato di una possibile tecnologia di raffreddamento HPB in stile Samsung e del supporto alla memoria LPDDR6, elementi che la nuova denominazione sembra ora confermare almeno in parte. Solo i benchmark reali, però, potranno dire quanto il salto ai 2nm si tradurrà in un reale guadagno di efficienza ed prestazioni.
