Huawei, che fino a pochi anni fa era uno dei marchi Android più influenti al mondo, sta per intraprendere un passo storico: portare il proprio sistema operativo proprietario HarmonyOS anche sui mercati internazionali, riducendo ulteriormente la propria dipendenza da Android.
Dalle sanzioni USA alla nascita di un ecosistema proprio
Tutto nasce dalle sanzioni imposte dagli Stati Uniti nel 2019, che hanno inserito Huawei nella Entity List e tagliato i legami dell’azienda con i fornitori americani, Google compresa. Da quel momento i nuovi smartphone Huawei non hanno più potuto includere i servizi Google: niente Play Store, Gmail, YouTube o Google Maps preinstallati, e nessuna certificazione Google per i modelli successivi. Gli smartphone lanciati sui mercati internazionali dopo le sanzioni hanno continuato a basarsi su Android tramite EMUI, ma senza i servizi di Google.
Nasce HarmonyOS, oggi pronto a uscire dalla Cina
Invece di limitarsi a convivere con questi vincoli, Huawei ha investito nello sviluppo di HarmonyOS, oggi utilizzato su smartphone, tablet e wearable in Cina e, dal 2024, anche in una versione, HarmonyOS NEXT, che non dipende più da Android nemmeno per la compatibilità delle app. Il sistema si è progressivamente esteso anche a PC e automobili smart, diventando il collante dell’intero ecosistema di prodotti Huawei. A confermare i piani di espansione internazionale è stato Richard Yu, a capo della divisione consumer di Huawei, in un incontro con la stampa estera: l’azienda punta a portare HarmonyOS sui mercati globali in modo “lento e graduale”, senza però indicare una data precisa.
Da “Android senza Google” a “non più Android”
Il percorso di Huawei segna un’evoluzione significativa rispetto alla fase successiva al 2019, quando l’azienda continuava comunque a basare i propri smartphone su Android, pur privandoli dei servizi Google. Oggi l’obiettivo è diverso: non più costruire smartphone Android senza Google, ma smartphone che non dipendono più da Android stesso. Competere a livello globale con Android e iOS resta comunque una sfida complessa, perché richiede non solo un sistema operativo ma un intero ecosistema di app, sviluppatori, servizi cloud e sistemi di pagamento, ed è per questo che Huawei stessa parla di un’espansione graduale piuttosto che di un lancio immediato su larga scala.
Un possibile terzo attore nel duopolio Android-iOS
Se le sanzioni americane hanno allontanato Huawei da Android, paradossalmente hanno anche spinto l’azienda a costruire un’alternativa propria che ora prova a proporre al resto del mondo. Quanto HarmonyOS riuscirà a farsi strada fuori dalla Cina è ancora da vedere, ma l’eventuale successo avrebbe ripercussioni non solo sul business degli smartphone Huawei, ma sull’intero equilibrio del mercato mobile, da sempre diviso tra Android e iOS.
