I risultati di Xiaomi per il primo trimestre del 2026 raccontano una storia di trasformazione: meno smartphone venduti, ma a prezzi più alti. Un cambio di strategia deliberato, che spinge il produttore cinese verso il segmento premium del mercato.
Spedizioni in calo, ma il terzo posto è mantenuto
Nel primo trimestre 2026, Xiaomi ha spedito 33,8 milioni di smartphone, con un calo del 19,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente — la contrazione più significativa tra i primi cinque produttori mondiali. Nonostante ciò, l’azienda conserva la terza posizione globale, davanti a OPPO (-6,6%) e vivo (-6,7%).
Al contrario, Samsung e Apple hanno registrato rispettivamente +8,0% e +9,9%, confermando la solidità del segmento alto di gamma.
Prezzi medi in salita del 8% anno su anno
Il dato più rilevante è l’aumento del prezzo medio di vendita (ASP): da 1.211 a 1.310 yuan cinesi, con una crescita di circa l’8% su base annua. Xiaomi sta chiaramente scommettendo su modelli come la serie Xiaomi 17 e 15T per alzare il profilo del brand nel segmento medio-alto e premium.
Forte presenza anche nel wearable
Non solo smartphone: Xiaomi mantiene la terza posizione mondiale e la seconda in Cina nel mercato delle smartband, e si piazza seconda globalmente e in Cina nel segmento degli auricolari true wireless (TWS). Un ecosistema accessori sempre più solido, che complementa l’offerta mobile.
Geograficamente, Xiaomi è seconda in America Latina, terza in Europa, Africa, Medio Oriente e Sud-Est asiatico, e quarta in India. Un’impronta globale che — nonostante i numeri in calo — rimane ampia e difficile da ignorare.
La sfida ora è capire se il riposizionamento verso l’alto darà i frutti sperati nel medio termine, o se il calo di volumi si rifletterà anche sulla redditività complessiva del segmento smartphone.
