Il Pixel 10a sembra destinato a diventare il “mid-range da tenere d’occhio” di inizio 2026, ma con un lancio più contorto del previsto: preordini alla fine di febbraio e arrivo sugli scaffali solo nella prima settimana di marzo, proprio in coincidenza con il caos del Mobile World Congress di Barcellona. Il tutto mentre le indiscrezioni delineano un dispositivo molto vicino al Pixel 9a, con la solita miscela di fotografia computazionale e Tensor G4, ma con una finestra di uscita anticipata e un prezzo leggermente più aggressivo del solito per gli standard di Google.

Il calendario schizofrenico del lancio

La storia del lancio di Pixel 10a non è la solita timeline pulita da comunicato stampa, ma una sequenza di leak che si correggono a vicenda nel giro di poche ore. All’inizio della settimana le fonti hanno iniziato a parlare di una disponibilità a metà febbraio, rompendo il consueto schema primaverile della serie A e suggerendo un cambio di passo nella strategia hardware di Google. Per qualche ora è sembrato tutto semplice: Pixel 10a prima del previsto, sugli scaffali già a febbraio, fine della storia.

Poi è arrivata la puntualizzazione, con un leaker che ha messo nero su bianco una data molto precisa, il 17 febbraio, indicando quel giorno come “launch”, ma lasciando volutamente ambiguo cosa intendesse per lancio: annuncio, preordini, o effettiva presenza sugli scaffali. A complicare il quadro è intervenuto infine Evan Blass, voce storicamente attendibile sul fronte mobile, che ha provato a rimettere ordine: secondo lui i preordini partiranno solo a fine febbraio, mentre la reale disponibilità retail slitterà alla prima settimana di marzo. Se le cose andranno davvero così, il Pixel 10a arriverà nelle mani degli utenti mentre a Barcellona si accendono i riflettori del MWC 2026, trasformando un mid-range in un dispositivo-limite, in bilico fra la vetrina globale delle fiere e la saturazione da annunci.

Perché Google vuole sbrigarsi

La scelta di anticipare la serie A non nasce nel vuoto, ma si inserisce in un contesto in cui Google ha progressivamente schiacciato il calendario tra i flagship di fine estate e i mid-range che arrivavano tradizionalmente a primavera inoltrata. Con i Pixel top di gamma spostati stabilmente ad agosto, presentare un 10a a febbraio o marzo significa ristabilire una distanza di circa sei mesi tra “vero” flagship e modello accessibile, aiutando la lineup a respirare invece di cannibalizzarsi. È come se a Mountain View avessero deciso che la serie A non può più permettersi di essere solo la versione economica in ritardo, ma debba diventare il ponte tra il ciclo di hype del Pixel 10 e quello, inevitabile, del futuro Pixel 11.

C’è anche una motivazione più prosaica, ma non meno interessante: agganciare il treno del MWC, con un prodotto già in fase di consegna proprio mentre tutti parlano di nuovi telefoni. Non è un annuncio in fiera, non è un keynote hollywoodiano, è quasi il contrario: un mid-range che arriva silenzioso in mano ai primi acquirenti mentre il resto dell’industria fa rumore, sperando che siano proprio questi utenti a far girare la narrativa con foto, recensioni e confronti social.​

Un mid-range che gioca sul déjà vu

Se sul calendario Pixel 10a prova a essere aggressivo, sull’hardware il racconto è molto più conservativo, quasi ostinato. Le indiscrezioni convergono su un dispositivo che riprende in modo quasi speculare l’estetica del Pixel 9a, con la solita barra fotografica orizzontale, un frontale che dovrebbe limare leggermente le cornici ma senza rivoluzioni e una silhouette che rischia di sembrare, a colpo d’occhio, un semplice refresh. Anche sotto la scocca il copione non cambia molto: si parla ancora di Tensor G4, la stessa base silicon del 9a ma con clock più spinti, affiancata da 8 GB di RAM e tagli di storage da 128 e 256 GB, a sottolineare che l’obiettivo non è la sperimentazione ma un “affinamento” del pacchetto.

Sul fronte fotografico, i leak dipingono uno scenario altrettanto familiare: 48 megapixel per il sensore principale con stabilizzazione ottica, 13 megapixel per l’ultra-wide e una selfie cam da 13 megapixel, cioè una configurazione che punta più sull’algoritmo che sulla scheda tecnica per fare la differenza. La batteria dovrebbe assestarsi intorno ai 5.100 mAh, con ricarica cablata a 23 W, ancora una volta numeri che non fanno titolo ma che, incrociati con l’efficienza delle ultime iterazioni di Tensor e Android, potrebbero trasformarsi nel solito “telefono che arriva a sera senza ansia” che ha reso credibile la serie A agli occhi di chi non vuole vivere attaccato alla presa.

Prezzo, colori e la promessa di essere “il Pixel per tutti”

Se il design gioca sul riconoscibile, Google sembra voler spingere su due leve diverse per rendere Pixel 10a più desiderabile: prezzo e personalità estetica. In Europa il listino del taglio base da 128 GB viene accreditato di un posizionamento intorno ai 500 euro, cioè circa 50 euro in meno rispetto al Pixel 9a, un ribasso raro per un’azienda che non è mai stata particolarmente timida sul pricing. È un messaggio chiaro al segmento: invece di inseguire la fascia alta travestita da budget flagship, Pixel 10a vuole piazzarsi come il punto di equilibrio fra esperienza “da Pixel vero” e una cifra che, pur non essendo entry-level, resta aggredibile per un largo pubblico.

La seconda leva è quella dei colori, e qui il mid-range di Google prova a scrollarsi di dosso l’immagine del solito telefono grigio. Le fonti parlano di quattro varianti cromatiche – Obsidian, Berry, Fog e Lavender – che mescolano il classico nero Google con tinte più giocose, fra rosa, viola e toni chiari che sembrano pensati per dominare i rendering social e gli scaffali dei negozi. È un contrasto quasi voluto con la natura conservativa dell’hardware: le specifiche sussurrano continuità, la palette colori urla visibilità.

Pixel 10a come stress test della strategia Google

In questa sequenza di leak, smentite e precisazioni, Pixel 10a finisce per assomigliare meno a un semplice mid-range e più a un banco di prova per la strategia mobile di Google nel 2026. Da una parte c’è la volontà di anticipare i tempi, riposizionare la serie A, giocare d’anticipo sui rivali e sfruttare l’onda lunga di un MWC dove il marchio Pixel, storicamente, non è mai stato protagonista assoluto. Dall’altra c’è una prudenza quasi disarmante sulle scelte tecniche, con un riuso massiccio di piattaforma, chassis e fotocamere, come se Google volesse vedere fin dove si può spingere la forza del software e dell’ecosistema prima di dover ripensare davvero il mid-range.

Per chi segue Android da vicino, il lancio di Pixel 10a rischia di essere più interessante del prodotto stesso: un termometro di quanto Google creda ancora nella sua linea “accessibile” come veicolo di diffusione dell’esperienza Pixel, in un mercato in cui la soglia psicologica dei 500 euro è diventata il nuovo campo di battaglia. Se il telefono riuscirà a ritagliarsi spazio tra flagship scontati, cinesi aggressivi e mid-range iper-specchiati con schede tecniche più muscolari, lo scopriremo proprio tra fine febbraio e i primi giorni di marzo, quando i primi 10a usciranno dalle scatole mentre i padiglioni di Barcellona chiudono le luci.

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