La crisi dei prezzi delle memorie DRAM, aggravata dalla domanda crescente legata all’intelligenza artificiale, sta spingendo diversi produttori cinesi di smartphone verso una soluzione drastica: recuperare chip DRAM da dispositivi vecchi di 5-6 anni e riutilizzarli nei modelli entry-level di nuova generazione.

Memoria riciclata per i modelli più economici

Secondo quanto riportato da media sudcoreani, alcuni produttori cinesi starebbero valutando di costruire interamente la memoria di modelli entry-level usando chip LPDDR recuperati da smartphone dismessi. La strategia nasce dall’impennata dei prezzi e dalla scarsità di memoria per dispositivi mobili, che già in estate ha costretto alcune aziende a ridurre drasticamente i piani di produzione. Riutilizzare componenti da telefoni usati permetterebbe di contenere i costi e mantenere i volumi produttivi.

Un processo complesso, con rischi per l’affidabilità

Il riciclo della DRAM richiede di estrarre i chip dalle schede dei dispositivi usati, testarli e poi risaldarli su nuove schede madri. Un’operazione tecnicamente possibile, ma che solleva dubbi sulle prestazioni e sulla durata nel tempo di componenti ormai datati. In Cina si sarebbe addirittura formato un mercato specializzato nel recupero e nella rivendita di questi chip, concentrato nel celebre distretto elettronico di Huaqiangbei, a Shenzhen.

Un fenomeno che va oltre gli smartphone

La carenza di memoria legata all’intelligenza artificiale non riguarda solo il settore mobile: anche Google starebbe progettando adattatori dedicati per riutilizzare memorie DDR4 provenienti da server dismessi nei nuovi server per l’IA. Diversamente dai grandi produttori di PC come Lenovo, HP e Dell, che hanno già siglato contratti di fornitura a lungo termine per il 2027, i produttori di smartphone faticano a garantirsi approvvigionamenti stabili, e per questo il riciclo di componenti datati potrebbe diventare una strategia sempre più diffusa per mantenere i volumi di vendita senza alzare troppo i prezzi.