Il Tensor G6, il chip proprietario montato sulla nuova serie Pixel 11 di Google, potrebbe non essere prodotto con il processo a 2nm come si era ipotizzato fino a poco tempo fa, ma con un processo a 3nm evoluto. Una notizia che, se confermata, ridimensiona non poco le aspettative che si erano create attorno al nuovo chip nei mesi precedenti al lancio.

Dal 2nm atteso al 3nm effettivo

Nel settore dei processori per smartphone, il passaggio a processi produttivi sempre più sottili è considerato un traguardo importante, e il nodo a 2nm rappresenta oggi la prossima grande frontiera. Dato che il Tensor G5 di precedente generazione utilizzava già un processo a 3nm, si era ipotizzato che Google facesse il salto al 2nm con il Tensor G6, un’aspettativa alimentata da diverse indiscrezioni circolate a partire dallo scorso autunno e rimasta valida fino a poco prima della presentazione dei Pixel 11.

L’indiscrezione arriva da un’intervista taiwanese

Ora, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa taiwanese Central News Agency (CNA) sulla base di un’intervista a un dirigente Google, il Tensor G6 non utilizzerebbe il processo a 2nm ma una versione evoluta del processo a 3nm. Va precisato che l’informazione arriva attraverso una traduzione e che, al momento della pubblicazione, Google non aveva ancora confermato ufficialmente questo dettaglio, per cui va trattata con la dovuta cautela.

Samsung resta al momento l’unica a puntare sul 2nm per smartphone

Sul fronte del 2nm, Samsung è già avanti con il suo Exynos 2600. Se il Tensor G6 avesse effettivamente adottato questo stesso processo, Google si sarebbe posizionata subito dopo Samsung tra i produttori di chip per smartphone a puntare su questo nodo produttivo, anticipando sia Apple, attesa al 2nm con la serie iPhone 18 Pro, sia Qualcomm, per cui si vocifera un passaggio al 2nm con il prossimo Snapdragon. Un traguardo del genere avrebbe rappresentato per Google un argomento di marketing non da poco, ma è un obiettivo che, stando alle ultime informazioni, resterebbe per ora fuori portata.

Il nodo produttivo non è tutto

Va comunque ricordato che il processo produttivo non determina da solo le prestazioni finali di uno smartphone. Nella presentazione dei Pixel 11, Google ha del resto insistito più sulle prestazioni reali e sull’efficienza energetica del Tensor G6 che sui dettagli tecnici del processo produttivo utilizzato. È possibile che la scelta di restare sul 3nm evoluto, anziché passare al 2nm, sia stata dettata da considerazioni legate a costi di produzione, tempistiche di sviluppo, rese produttive o benefici prestazionali reali giudicati non sufficienti a giustificare il passaggio. Al momento Google non ha fornito spiegazioni ufficiali sulle ragioni di questa scelta, ma non è escluso che ulteriori dettagli emergano nelle prossime settimane. Al di là del nodo produttivo utilizzato, ciò che conterà davvero per gli utenti Pixel 11 saranno le prestazioni reali, i consumi e la gestione del calore del Tensor G6 nell’uso quotidiano.