Google starebbe lavorando a una funzione rivoluzionaria per Gboard, la tastiera per Android: la possibilità di convertire in tempo reale la lingua dei segni in testo scritto, sfruttando semplicemente la fotocamera dello smartphone. La scoperta arriva dall’analisi dell’ultima versione beta dell’app da parte di Android Authority.
La fotocamera riconosce i segni e li trasforma in testo
Nella beta “17.8.3.939743344-beta-arm64-v8a” di Gboard sono stati individuati riferimenti a una funzione chiamata “Sign-to-Text”, pensata per riconoscere i gesti della lingua dei segni tramite la fotocamera e convertirli automaticamente in testo. Se confermata, si tratterebbe di una delle funzioni di accessibilità più ambiziose mai introdotte nella tastiera di Google, che oggi supporta già input tramite swipe e dettatura vocale.
Elaborazione on-device per proteggere la privacy
Un aspetto interessante riguarda il modo in cui i dati vengono trattati: l’analisi del video avverrebbe direttamente sul dispositivo, che estrarrebbe solo le informazioni sui movimenti delle mani. Solo questi dati, e non il video originale, verrebbero inviati ai server cloud di Google per la conversione in frasi compiute, un approccio che limita l’esposizione di contenuti sensibili.
L’eredità di SignGemma e Google DeepMind
La funzione sembra basarsi sul lavoro di ricerca condotto da Google DeepMind, che nel 2025 aveva presentato “SignGemma”, un modello di intelligenza artificiale specializzato nella comprensione della lingua dei segni. Sign-to-Text potrebbe rappresentare la prima applicazione pratica di questa tecnologia su un prodotto di massa come Gboard.
Ancora incognite su lingue e dispositivi supportati
Al momento la funzione non risulta ancora attivabile e non è chiaro quali lingue dei segni saranno supportate al lancio: la lingua dei segni americana (ASL) appare la candidata più probabile, mentre resta incerto se e quando arriverà il supporto per altre lingue nazionali. Anche i requisiti hardware minimi non sono ancora noti, complice l’elaborazione ibrida tra dispositivo e cloud. Non resta che attendere un annuncio ufficiale da parte di Google, che negli ultimi anni ha investito molto sulle funzioni di accessibilità basate sull’intelligenza artificiale.
